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L’agricoltura cellulare è il Male. O forse no.

 Alessia Giorgiutti  11/01/2018

 Alimentazione   agricoltura cellulare, agricoltura, innovazione, biotecnologie, foodprint, sostenibilità, ecologia

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L'agricoltura cellulare è lo sviluppo di prodotti agricoli e di allevamento da colture cellulari, ovvero dalla proliferazione di cellule con appositi nutrienti all’interno di ambienti artificialmente controllati. Esempio diproduzione sostenibile, l‘agricoltura cellulare è l’aurea mediocritas fra agricoltura biologica convenzionale e biotecnologia, nonché la più grande possibilità di innovazione in campo alimentare nel prossimo futuro.

Infatti, in un processo di estrema semplificazione, potremmo dire che l’agricoltura cellulare è il mezzo che potrebbe permettere di produrre a livello cellulare ciò che solitamente è frutto del duro lavoro all’interno di una fabbrica o di una fattoria. Con la loro adattabilità alle esigenze del consumatore - carne con meno grassi saturi, pelle da conciatura di vario spessore e uova senza colesterolo -, i prodotti dell’agricoltura cellulare sarebbero una specie di ottimizzazione degli alimenti e beni di consumo convenzionali.

Oltre a ciò, i prodotti di agricoltura cellulare verrebbero “coltivati” senza il diretto utilizzo, e talvolta abuso e sfruttamento, di colture e allevamenti tradizionali. Ciò sarebbe in linea con le nuove tendenze ecologiche mondiali e l’inarrestabile crescita demografica del pianeta che, secondo la Food and Agriculture Organisation (FAO) porterà nel 2050 ad un aumento del 70% della domanda globale di prodotti animali per sfamare 9,6 miliardi di persone. Rispetto alle loro controparti convenzionali, dunque, i prodotti di agricoltura cellulare comporterebbero un minore impatto ambientali, sarebbero più sicuri e “puri”, essendo sviluppati in ambienti sterili e controllati, e apporterebbero un aumento delle risorse alimentari per le future generazioni.

Il curioso caso del latte senza la mucca.

Esistono due tipi di prodotti agricoli: prodotti acellulari, ovvero derivati da molecole organiche, come quelle lipidiche e proteiche, che non contengono materiale cellulare vivente, e prodotti cellulari, come la carne, il legno, la pelle o la pelliccia, che sono composti da cellule viventi o non più viventi.

I prodotti animali acellulari in particolare, vengono sviluppati in agricoltura cellulare grazie all'azione di lieviti o batteri all'interno dei quali viene inserito il gene della proteina animale desiderata, che poi viene riprodotta automaticamente e in modo identico dai lieviti e batteri stessi. Questo è, ad esempio, il caso del latte prodotto da lievito creato dalle aziende californiane Perfect Day/MUUFRI: il lievito da loro selezionato ottiene artificialmente una nuova sequenza di DNA (DNA ricombinante) a causa dell’inserimento al suo interno del gene della caseina, una proteina del latte.

Se di norma poi questo prezioso e nutriente liquido viene derivato industrialmente dalle ghiandole mammarie di mucche allevate in stato di costante allattamento, il latte di Perfect Day/MUUFRI si forma “per lievitazione” e contiene la stessa caseina del prodotto di una qualsiasi mucca madre, pur essendo stato creato senza l’ausilio di un vero e proprio animale e derivando dunque soltanto da una coltura che consuma zuccheri semplici per produrre proteine del latte.

Qualora un simile alimento ti paia un abominio contro natura, ti converrebbe ricrederti: il latte da lievito non è né il primo né l’ultimo prodotto animale acellulare sviluppato grazie a colture artificiali. Ti farà piacere sapere infatti che, se tradizionalmente il caglio, una miscela di enzimi che trasforma il latte in cagliata e siero, veniva estratto dal rivestimento interno del quarto stomaco dei vitelli, a partire dal 24 marzo 1990 la U.S. Food and Drug Administration (FDA) ha approvato un batterio geneticamente modificato per produrre del caglio più eticamente ed economicamente sostenibile di quello di origine animale.

Infine, un ulteriore caso di prodotto animale acellulare è quello della gelatina della società Geltor Inc., fondata a San Leandro in California dai biologi molecolari di Princeton Alexander Lorestani e Nick Ouzounov. Come dichiarato all’interno dal loro sito - al momento ancora in elaborazione -, la gelatina Geltor è infatti cruelty free, priva di patogeni di derivazione animale e sostenibile per la sua bassa carbon footprint.

La chimera della bistecca in vitro.

L'ingegneria tissutale, ovvero la branca medico-tecnologica che ricrea e ingegnerizza tessuti e organi affinché mantengano la loro funzione biologica - essere utili all’essere vivente che li riceve - è relativamente nuova e principalmente focalizzata su applicazioni cliniche come la crescita di pelle per vittime di ustioni o quella di organi per pazienti che richiedono un trapianto.

Potrebbe dunque sembrare bizzarro affermare che la tecnologia alla base della crescita di organi per pazienti umani sia abbastanza simile a quella utilizzata per far “crescere” in vitro una bistecca, ma la ricerca biotecnologica conferma per noi questa strana ed affascinante affermazione. La differenza principale che sussiste tra i due prodotti finali è infatti soltanto una: la bistecca, differentemente rispetto a un organo, non ha bisogno di "lavorare" biologicamente all'interno di un corpo, ma piuttosto deve essere gustosa, consistente e con un adeguato valore nutrizionale.

Inoltre, in coltura i tessuti possono essere di uno spessore di non più di 0,5 mm senza vasi sanguigni: ciò sarebbe un problema per gli organi sviluppati a scopo medico, dal momento che per funzionare dovrebbero possedere dei vasi sanguigni per il trasporto di nutrienti e l’eliminazione di scorie dai tessuti. Tuttavia tale problema non si presenterebbe nel caso della coltivazione “in vitro” della carne, soprattutto qualora essa non fosse un taglio “di spessore”, come una gustosissima bistecca alla fiorentina, ma piuttosto della carne macinata.

Tra tutti gli interessanti esperimenti nell'ambito della produzione di alimenti cellulari in coltura, quelli da annoverare sono principalmente stati attuati dalle due realtà californiane di Memphis Meats e Clara Foods: la prima sta sviluppando un modo per produrre carne senza la necessità di nutrire, allevare e macellare animali reali; la seconda si propone di produrre in vitro albumi d'uovo isolati e con qualità specifiche come morbidezza e schiumosità.

Agricoltura cellulare vs. agricoltura tradizionale?

Nonostante i benefici e le opportunità presentate dall'agricoltura cellulare, questa branca intersezionale tra medicina, biotecnologia e agricoltura rimane ancora un'area di ricerca sottofinanziata per le sue potenzialità. Urlare quindi al soppiantamento dei metodi di coltivazione e allevamento convenzionali a favore dello sviluppo dell’agricoltura cellulare parrebbe certamente affrettato e alquanto errato.

Certamente l’innovazione è inevitabile, ma mentre il mondo della ricerca sperimenta e valuta le nuove possibilità derivate dai propri studi, è importante che l’umanità non si dimentichi del valore culturale e sociale delle produzioni locali e tradizionali. Nonostante in futuro un hamburger in vitro potrà molto probabilmente essere gustoso tanto quanto uno prodotto dal nostro macellaio di fiducia, l’esperienza umana del lavoro e del rapporto con la natura non può essere bellamente soppiantata dalla scienza.

Come dimostra il caso di Charcutier Ltd, un’impresa gallese di produzione di salumi da razze selezionate, innovazione scientifica e tradizione possono e devono convivere se la prima vuole svilupparsi e la seconda desidera sopravvivere. Infatti, Illtud Llyr Dunsford, titolare di Charcutier Ltd, non solo ha fondato una ditta basata su valori tradizionali e storici legati alla cultura gastronomica britannica, ma si è anche prodigato nell'esplorare tutte le alternative possibili per lo sviluppo agricolo cellulare di prodotti innovativi e gustosi grazie alla sua partecipazione al Nuffield Farming Scholarship Trust e all’International Symposium on Cultured Meat presso l’Università di Maastricht nel 2015.

Come intuito dagli scritti di Dunsford, la pressione della produzione alimentare per 9,6 miliardi di persone entro il 2050 dovrebbe aprire gli occhi a coloro i quali si rifiutano strenuamente di dare una possibilità all'innovazione cellulare. Infatti, nonostante l’agricoltura e l’allevamento tradizionale possano dare delle ottime risposte alle esigenze ecologiche e sociali del consumo alimentare nell'immediato, ad oggi è sempre più chiaro che senza forme alternative di supporto per la produzione alimentare, le risorse del nostro pianeta potrebbero non sopravvivere per le generazioni successive al fatidico 2050 che, proiettate nel 2100, ammonterebbero a ben 11,2 miliardi di esseri umani.

Inoltre, la deforestazione, così come l’aumento esponenziale di gas serra, i quali sono dilemmi e drammi dall’impatto globale corrente, non cesseranno di esistere da un giorno all’altro e, anzi, si acuiranno: per questo motivo, la produzione aggiuntiva di anche un solo alimento, per di più mediante colture controllate, potrebbe potenzialmente divenire un atto di sostenibilità ecologica per le generazioni future, minimizzando le superfici agricole industriali e valorizzando realtà particolari e locali, ma anche riducendo l’eccessiva carbon footprint causata dalla produzione di alimenti di origine animale.

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