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Come diventare un Riciclatore PRO

 Alessia Giorgiutti  02/02/2018

 LifeStyle   riciclo, riciclare, come riciclare

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Era il 2016 quando casualmente mi imbattei nel lavoro di Antoine Repessé. Infatti, surfando tra un articolo e l’altro sulle tumultuose onde del world wide web, mi trovai a leggere la presentazione del progetto fotografico con il quale il sopracitato artista francese aveva preso parte al famoso Sony Awards 2016, evento collegato alla World Photography Organization.

Sviluppato con la volontà di mettere in luce il consumismo sfrenato della nostra epoca e la quantità impressionante di rifiuti che accumuliamo ogni giorno, #365Unpacked, il progetto di Repessé, si è basato su due punti fondamentali: accumulare immondizia riciclabile per quattro anni e fotografarla per sensibilizzare ed ispirare chiunque avesse posato i suoi occhi sulle foto.

In questo modo, all’interno di scatti di vita quotidiana, come quello di una giovane che si mette lo smalto a bordo vasca o quello di un anziano che legge il giornale nel proprio soggiorno, si accumulano qualcosa come settanta metri cubi di spazzatura. 1600 bottiglie di latte, 4800 rotoli di carta igienica, 800 chilogrammi di riviste e giornali: questi sono solo alcuni dei numeri che visivamente vengono rappresentati nelle fotografie di Repessé e che denunciano la nostra sconcertante abitudine ad accumulare rifiuti e a non saper riciclare.

In effetti, vivendo su un pianeta relativamente piccolo e sovraffollato ed essendo dotati di una coscienza sufficiente a comprendere le dinamiche basilari del “vivere bene” noi umani dovremmo essere maggiormente consapevoli di quanto le risorse terrestri a nostra disposizione siano limitate e di quanto noi stessi ne abusiamo. Basti pensare che, secondo gli ambientalisti Paul Hawken, Amory Lovins e Hunter Lovins, se tutti gli abitanti della Terra modificassero il loro tenore di vita sulla base degli standard consumistici moderni (prettamente occidentali), entro il 2058 avremmo bisogno di ben 12 Terre per poter soddisfare tutti i nostri bisogni.

 

Paura, eh?

 

Dal momento che noi, ad oggi, di Terra ne abbiamo solo una e pure malconcia, dovremmo iniziare a riflettere sulle nostre responsabilità nei confronti dell’ambiente. Quando buttiamo via un qualsiasi rifiuto, infatti, pensiamo di essercene liberati. Tuttavia, il Pianeta deve poi prendersi carico di questa nostra scelta, dal momento che le cose che noi gettiamo finiscono solitamente sepolte nel sottosuolo, abbandonate in una discarica o bruciate in un inceneritore. Le discariche, in particolare, possono essere orribilmente nocive non solo per i loro odori, ma anche per la loro possibilità di rilasciare agenti inquinanti nel suolo e nell’acqua circostante.

 

Anche gli inceneritori, dove la spazzatura viene smaltita per combustione, possono produrre danni ingenti all’ecosistema: nonostante i vantaggi derivanti dal loro utilizzo (riducono la massa di rifiuti da seppellire e possono generare energia utile), essi contribuiscono all’inquinamento atmosferico, alla distruzione di habitat naturali e, potenzialmente, anche al problema del riscaldamento globale.

 

Nell’ottica del consumo e della produzione di rifiuti che ne consegue, il modo più sensato per utilizzare le risorse della Terra sarebbe quello di ridurre la quantità di cose delle quali disponiamo o semplicemente di riutilizzarle. Qualora poi non fosse possibile “ridurre” o “riutilizzare” certe risorse, “riciclare” diventerebbe una risposta sostenibile al problema. Il riciclaggio, infatti, consente di risparmiare materiali e contribuisce a ridurre l’inquinamento, limitando la necessità di creare discariche o inceneritori.

 

Il riciclaggio avviene in diversi modi: la municipalità può sia organizzare una raccolta porta a porta fornendo bidoni appositi per il riciclo, sia basarsi sulla norma UNI 840-1:2013, fornendo così bidoni e campane per rifiuti associati a colori; altrimenti, la spazzatura può anche essere trasportata direttamente dai consumatori fino a un centro di riciclaggio locale, dove poi viene smistata.

 

Il riciclaggio interessa diversi scarti prodotti quotidianamente, primi fra tutti quelli che sono definiti “rifiuti organici”. Grazie al riciclaggio, avanzi di pranzi e cene, alimenti andati a male, sacchetti del tè e altri rifiuti organici possono essere utilizzati per creare un compost, ovvero un materiale low-cost, ricco, friabile e simile alla terra, il quale si forma quando i materiali a base di carbonio si biodegradano. In Italia, tuttavia, vi è anche la possibilità di gettare questo genere di rifiuti al’interno di un contenitore casalingo o di un bidone comune dell’“umido”, genericamente di colore marrone. L’unico requisito per disporre di questi rifiuti è quello di chiudere i sacchi che li contengono prima di buttarli via, onde evitare spiacevoli odori.

 

Uno dei materiali organici più utilizzati per il riciclaggio, poi, è certamente il legno: non diversamente da dei tessuti di scarto, i rifiuti ottenuti da questo elemento naturale vengono trasformati in nuovi prodotti, come pavimenti e mobili. Il legno di scarto può essere dunque triturato e incollato per realizzare legni compositi come, per esempio, i laminati, ma può anche essere compostato e utilizzato come combustibile sotto forma di pellet.

Un altro materiale che può essere riciclato come combustibile, ma in questo caso liquido, è l’olio, e in particolare quello vegetale, il quale viene utilizzato per la frittura di alimenti e può essere convertito in biodiesel, un tipo di carburante per veicoli. Anche l’olio proveniente da motori può essere riciclato, ma sottoforma di olio per riscaldamento, evitando così il suo scarico abusivo, il quale causa enormi problemi ambientali, inquinando fiumi, mari e laghi e danneggiando anche la fauna che ivi risiede.

 

Alcuni rifiuti che vengono erroneamente gettati con alcuni dei materiali organici sopracitati all’interno della cosiddetta “indifferenziata” sono, senza troppe sorprese, i medicinali e le batterie, che se disposti in questo modo, risultano dannosi per l’ambiente tanto quanto l’olio di motore. Per questo motivo è doveroso segnalare che i medicinali scaduti e le pile esaurite devono essere gettati rispettivamente all’interno degli appositi contenitori presso le farmacie e gli ambulatori Asl e all’interno di quelli presenti nei negozi di elettronica.

 

A differenza di alcuni rifiuti, la carta (ma anche il cartone) può essere riciclata solo un determinato numero volte: questo perché è composta da fibre vegetali che diventano più corte durante la sua fabbricazione, rendendola di fattura inferiore ad ogni riciclo. Inoltre, la carta e il cartone non solo sono materiali assai diversi tra loro, ma possiedono molteplici sottocategorie che devono essere individuate per un loro corretto riciclo. Vi è per esempio il cartone ondulato (con colla), che è più difficile da riciclare rispetto al cartone più sottile usato per confezioni alimentari; la carta bianca da ufficio ha a sua volta una qualità maggiore degli asciugamani forniti dal distributore nel bagno dell’Autogrill. Per questo motivo, mentre la carta bianca può essere riutilizzata per produrre carta riciclata di alta qualità, ritagli di vecchi giornali, cartacce, posta indesiderata e fazzoletti usati possono invece essere utilizzati solo per produrre prodotti cartacei di qualità inferiore come, per esempio, la "carta da giornale".

 

Vi sono poi tre errori comuni in relazione al riciclo della carta, ovvero:

  1. buttare carta unta, sia da forno che utilizzata, all’interno della campana per il riciclaggio della carta ordinaria;
  2. non appiattire e comprimere le scatole e gli scatoloni al fine di ridurre gli imballaggi e aumentare lo spazio per il riciclaggio;
  3. gettare insieme alla carta ordinaria gli scontrini, la carta dei fax, quella autocopiante e quella carbone, che sono realizzate con carte termiche i cui componenti reagiscono al calore, generando problemi nelle fasi di riciclo

Alcuni rifiuti, a differenza della carta, possono essere riciclati (quasi) un’infinità di volte: questo è il caso, per esempio, di vetro, metallo e plastica. Tra tutti questi elementi, il vetro è certamente il più facile da riciclare; infatti, bottiglie, bicchieri e barattoli di scarto possono essere fusi per colore e utilizzati per infinite volte. In Italia, tuttavia, vige una normativa a favore della raccolta di tipo "misto", che, permette la produzione di vetro riciclato di colore giallo e verde, non attuando una separazione delle varie tipologie del materiale. Lampadine, schermi di televisori, neon, specchi, così come anche elementi di cristallo e di vetro borosilicato o ceramico, devono essere riciclati in maniera differente rispetto al vetro comune: ciò avviene perché tutti questi materiali hanno temperature di fusione più alte rispetto a quest’ultimo, risultando in fusioni incomplete che producono oggetti difettosi sin dal momento del raffreddamento.

 

Per quanto concerne il metallo, i rifiuti che di questo sono composti sono genericamente lattine di alimenti e bevande: essendo le lattine fatte principalmente di alluminio o di lamiera di ferro stagnata (latta), entrambi materiali che possono essere fusi e riciclati più volte, si deduce che in generale il metallo è un elemento abbastanza facile da riciclare. In aggiunta, il riciclaggio del metallo, e in particolare dell’alluminio, è anche una scelta economicamente sostenibile. Infatti, l’alluminio, nonostante sia estremamente diffuso sulla crosta terrestre, richiede una estrazione mineraria abbastanza complessa: è molto raro trovare questo elemento in forma libera e, per questo motivo, è necessario separarlo dai minerali in cui è contenuto attraverso il costoso processo di raffinazione elettrolitica. Riciclare l’alluminio, così come ogni altro tipo di metallo, può dunque intuitivamente non solo evitare ulteriori estrazioni minerarie ai danni dell’ambiente, ma anche ridurre i costi di lavorazione di un elemento naturale che è ampiamente utilizzato nella produzione, distribuzione e conservazione di beni di consumo quotidiano.

 

Come già trattato in un nostro precedente articolo, i rifiuti plastici, più di qualsiasi altro tipo di rifiuti, hanno un impatto disastroso sull'ecosistema. Tale effetto negativo è causato principalmente dalla loro lenta degradabilità: questa fa sì che contenitori di plastica impieghino dai 100 ai 1000 anni per essere degradati, mentre si ritiene che sacchetti e bottiglie necessitino rispettivamente di 800 e 500 anni per lo stesso processo di assimilazione ambientale. Inoltre, i rifiuti di plastica sono solitamente molto leggeri, rendendo loro facile il galleggiare. In questo modo, questi rifiuti viaggiano di mare in mare e di fiume in fiume, impigliando, soffocando e quindi uccidendo la fauna acquatica e inquinando uno degli elementi essenziali per la vita sul nostro Pianeta.

 

Come nel caso della carta, esistono differenti tipi di plastica che devono essere riciclati in modi diversi tra loro, e nel momento della raccolta è essenziale che i rifiuti vengano compressi il più possibile, così da evitare l’esaurimento dello spazio disponibile all’interno dei contenitori per il riciclaggio. A differenza della carta e similmente al metallo e al vetro, la plastica può essere riutilizzata decisamente più volte, non avendo una composizione a base organica, e quindi deperibile. Inoltre, tutti i rifiuti di plastica con residui organici o venuti a contatto con vernici e colle non possono essere riciclati ed, essenzialmente, prima di essere depositati nelle apposite campane, devono essere puliti da eventuali etichette di carta e svuotati.

 

Conclusione

Come abbiamo potuto notare, rifiuti organici, legno, olio, carta, vetro, metallo e plastica sono tutti elementi che possono e devono essere riciclati. Il riciclaggio può infatti giovare sia alle nostre comunità, che all'ambiente nella sua totalità, riducendo la quantità di rifiuti inviati alle discariche e agli inceneritori e preservando risorse naturali come il legname fresco, l’acqua e i minerali.

Inoltre, come dimostrato dal report del 2016 della United States Environmental Protection Agency (EPA), il riciclaggio porta molti benefici economici a livello nazionale. Lo studio, riguardante gli Stati Uniti, ha rilevato che in un solo anno, le attività di riciclaggio e riutilizzo hanno apportato ben 757.000 posti di lavoro, $36,6 miliardi in salari e $6,7 miliardi di entrate fiscali, che equivalgono a 1.57 posti di lavoro, $76.000 in salari e $14.101 in entrate fiscali per ogni 1.000 tonnellate di materiali riciclati. Non male, vero?

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