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La nuova legge sul “pane fresco” che ha un che di friulano

 Eva De Marco  13/12/2018

 News   pane, pane fresco, farina

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Dopo più di un decennio di trattative ed incontri con le autorità competenti di Bruxelles, il 1° ottobre 2018 il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e il Ministero della Salute, ha disposto un decreto (il numero 131) riguardante il Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato».

Già delineato per legge nel rispetto della direttiva (UE) n. 2015/1535 e del conseguente regolamento (UE) n. 1169/2011 - relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, questo decreto non solo rappresenta la nuova disposizione nazionale per gli alimenti non preimballati, promettendo al più presto una disciplina più ampia e articolata della materia grazie all’intervento del Senato, ma anche, e soprattutto, una vera e propria conquista per consumatori e produttori.

 

I consumatori, innanzitutto, potranno acquistare il pane partendo dal presupposto di essere genuinamente e completamente informati sulla natura del prodotto: a questo proposito, il testo precisa che la denominazione di «pane fresco» potrà d’ora in avanti essere associata solo a pane preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o alla surgelazione. L’unica eccezione ammessa, in tal caso, sarà quella riguardante il rallentamento del processo di lievitazione, che però dovrà essere privo di additivi conservanti.

 

Per quanto concerne i produttori, la parola chiave che esplica il risultato di questa normativa ai loro occhi è “valorizzazione”. Finalmente, infatti, solo i forni che dispongono di impianti di produzione di pane - ed, eventualmente, di altri prodotti da forno e assimilati o affini - e che svolgono l’intero ciclo di produzione dalla lavorazione delle materie prime sino alla cottura finale potranno portare la nomenclatura di «panificio».


Come dichiarato da Pierluigi Orlandi, Presidente del gruppo Panificatori di Confcommercio provinciale di Udine, vi è anche grande orgoglio regionale per questa nuova importante tappa legislativa. La norma, infatti, venne proposta dodici anni fa da panificatori del Friuli Venezia Giulia che, ad oggi, possono dirsi soddisfatti dal fatto che questa sia divenuta legge nazionale a tutti gli effetti.

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